Facebook contende a Google le chiavi del web

16
febbraio
2010

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La sfida di Facebook a Google non si ferma alla caccia alle fette di budget dedicate all’advertising dei grandi brand tradizionali, ma è decisamente più ambiziosa: sviluppare un motore di ricerca in grado di scippare a Google le chiavi del web. L’ipotesi di fondo di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, sta nell’immaginare che quello che un utente nel prossimo futuro potrà volere da un motore di ricerca non sarà un algoritmo migliore in termini di efficienza, una ricerca semantica più o meno accurata, piuttosto che visuale, bensì una ricerca attenta al contesto “sociale”, i cui risultati non abbiano una rilevanza assoluta, ma siano valutati a seconda delle connessioni elettive dell’utente. Un motore di ricerca “sociale” sarebbe in grado di indirizzare gli utenti attraverso quello che hanno visualizzato le persone intorno a lui, i siti che hanno visitato, i commenti e le tracce che hanno lasciato sul web.


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Demand Scale Increase Return (DESIRE)2: le difficoltà di monetizzare il potenziale. Advertising: primo teatro della sfida di Facebook a Google.

1
febbraio
2010

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Tim O’Reilly, definisce il Web 2.0 come un mondo dove si fondono i ruoli di “produttore” e “fruitore”, che si basa sulla centralità dell’utente in termini di partecipazione attiva e creazione di contenuti e sulla continua trasformazione dei dati, dove software e web design sono centrati sulle esigenze dell’utente e che, di conseguenza, permette non solo di usare il web ma di “farlo”. In questi contesti la dinamica DESIRE (Demand Scale Increase Return) che unisce economie di scala lato offerta e lato domanda, analizzata nel post precedente, subisce un’accelerazione esponenziale. L’iscrizione ad un social network e la creazione di un profilo da parte di un utente è solo un primo passo che non porta di per se “valore”, l’utente diventa un asset quando apporta un’ attiva contribuzione al valore generato dal servizio; si parla, quando ciò succede, di dinamica DESIRE2.
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I modelli di business nel contesto Web 2.0. Le economie di scala lato domanda, la dinamica Demand Scale Increase Return (Desire)

18
dicembre
2009

I modelli di business Web 2.0 nascono da Network Effects Diretti, Indiretti e Cross Network. Sono Indiretti, quando la diffusione di un bene/servizio fa crescere in maniera direttamente proporzionale il mercato di complementors che ne aumentano il valore d’uso (es.sistemi operativi – programmi). Cross Network, quando la presenza su di uno specifico mercato di una categoria di attori crea valore per altre;  Nintendo, con il lancio della consolle Wii ha allargato la popolazione di gamers, facendo lievitare, oltre alle distorsioni articolari per improvvisati Federer da salotto (esponenzialmente), il valore del mercato videogiochi nel suo complesso (molto). Una piccola parte degli effetti diretti si verifica, quando il valore di un bene/servizio cresce al decrescere del numero dei suoi utenti. Il social network “A small world”  fonda il suo valore sull’esclusività e sul fatto che sia possibile entrarvi solo se invitati (Se state già pensando ad un modo per farvi ammettere, sappiate che la mailing list di questa settimana suggeriva una lista di regali di Natale tra i quali la settimana ai Caraibi era la proposta più economica, trattata alla stregua di una commodity. Riflettete se avete voglia di rischiare che una mail del genere arrivi nelle mani sbagliate quando sceglierete le prossime vacanze…). Avvertenze per aspiranti utenti a parte, questo modello è rischioso lato business perchè basato sulla “non crescita”.
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Cloud Computing: modelli di delivery e l’offerta di TamTamy

28
ottobre
2009

Si parla sempre più spesso di cloud computing ed ormai è opportuno che responsabili IT, sviluppatori, e gestori delle infrastrutture approfondiscano questo argomento per capire in quale misura si stiano aprendo nuovi orizzonti per l’informatica, e quale sia il rischio che quella che sembra essere una tendenza estremamente promettente svanisca con la stessa velocità con cui è entrata nello scenario tecnologico.

Riguardo al tema sono stati condotti diversi osservatori specifici: Nextvalue, al quale anche noi di TamTamy abbiamo avuto modo di partecipare, ha portato in evidenza lo stato del cloud computing in Italia per le aziende. Ma in che modo al nostro interno abbiamo affrontato l’argomento?


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