Facebook contende a Google le chiavi del web

16
febbraio
2010

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La sfida di Facebook a Google non si ferma alla caccia alle fette di budget dedicate all’advertising dei grandi brand tradizionali, ma è decisamente più ambiziosa: sviluppare un motore di ricerca in grado di scippare a Google le chiavi del web. L’ipotesi di fondo di Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, sta nell’immaginare che quello che un utente nel prossimo futuro potrà volere da un motore di ricerca non sarà un algoritmo migliore in termini di efficienza, una ricerca semantica più o meno accurata piuttosto che visuale, bensì una ricerca attenta al contesto “sociale”, i cui risultati non abbiano una rilevanza assoluta, ma siano valutati a seconda delle connessioni elettive dell’utente. Un motore di ricerca “sociale” sarebbe in grado di indirizzare gli utenti attraverso quello che hanno visualizzato le persone intorno a lui, i siti che hanno visitato, i commenti e le tracce che hanno lasciato sul web.

Questo scenario potrebbe relegare il ruolo dell’attuale Google a motore di ricerca “algido”, non in grado di dare alcuna rilevanza al contesto reale in cui vivono e si muovono gli utenti. Se questo potrà o meno funzionare è ovviamente ancora tutto da vedere, eppure sulla carta questa ipotesi costituisce indiscutibilmente un’alternativa allo scenario attuale. Mentre Google e Bing sembrano sfidarsi più che altro sull’algoritmo e sulla user experience, Facebook progetta di innovare sostanzialmente il futuro del search, ripensando l’essenza stessa della ricerca e candidandosi ad essere leader di un web che ricalchi le strutture sociali, fino a diventare controparte digitale della vita reale (le dichiarazioni recenti di Zuckerberg riguardo alla fine del concetto stesso di privacy sembrano avallare questi “sospetti”). L’attacco a Google è frontale: non a caso il partner scelto è stato Microsoft al quale Facebook, già nel tardo 2007, ha ceduto per circa 260 milioni di dollari l’1,6% delle proprie azioni.

Dal punto di vista della valutazione di mercato, il prezzo pagato non deve indurci automaticamente a pensare che Facebook sia stato valutato 15 miliardi di dollari perché quell’1,6% vale più del suo valore nominale. Con quella quota, infatti, Microsoft è diventata concessionaria della pubblicità che viene fatta su Facebook. Inoltre il social network incoraggia gli utenti, dalla propria home page, ad utilizzare il motore di ricerca di Microsoft (opzione disponibile attualmente soltanto in USA). Il progetto punta allo sviluppo di un “Facebook Search” che possa permettere all’utente la ricerca attraverso i contenuti generati dagli altri utenti: una cosa tutt’altro che trascurabile visto che, solo per fornire un quadro di massima, i 250 milioni di utenti Facebook scambiano ogni mese 4 miliardi di contenuti informativi selezionati dalla rete (news di politica, cronaca, etc.), caricano 850 milioni di foto e 8 milioni di video. Questa attività esiste solo sui 40 mila server di Facebook, che le tratta come dati di proprietà, rendendoli in larga parte inaccessibili a Google.

La scommessa di Zuckerberg e soci è che, nel momento in cui una persona decide di fare un viaggio in un paese straniero di cui non dispone di particolari informazioni, potrebbe essere molto più interessante conoscere i pareri dei propri amici riguardo ai luoghi da visitare, ai ristoranti in cui vale la pena mangiare, piuttosto che ai luoghi dove far divertire i propri figli, più di quanto non sia interessata a sapere che cosa abbia scritto un emerito sconosciuto in una recensione su Trip Advisor che Google fornirebbe come primo risultato. Allo stesso modo, non è difficile ipotizzare che se la stessa persona volesse informarsi riguardo al fallimento di Lehman Brothers, potrebbe in effetti percepire come più indipendenti, affidabili e adatti alla propria soggettività, gli articoli raccomandati dai propri contatti piuttosto che quelli indicati da un algoritmo non sociale. L’idea non si ferma certo al solo Facebook; visto che i propri contatti spesso condividono link esterni, di fatto il social network sarà sempre più una porta d’accesso al web, come è già evidente negli Stati Uniti con Facebook Connect, un sistema di API utilizzabili per integrare i siti esterni con il social network. Inoltre un motore di search con queste caratteristiche viene giudicato necessario per scongiurare il rischio di un crollo degli User Generated Content nel prossimo futuro, dovuta soprattutto alla loro bassa visibilità e la difficoltà di ricerca.

Larry Page e Sergey Brin, i due fondatori di Google, avevano più volte cercato di comprare Facebook ricevendo sempre un rifiuto. La sera in cui gli venne comunicato l’accordo tra Facebook e Microsoft Larry Page era in aereo e i passeggeri di quel volo lo descrivono particolarmente di cattivo umore. Certo appare impensabile adesso immaginare Google scalzato dal trono, però la determinazione un po’ sprezzante di Mark Zuckerberg (“tutto quello che fanno quelli di Google possiamo farlo meglio e più velocemente”), l’ostinazione con cui si è sempre rifiutato di vendere e al momento di quotarsi in borsa nonostante Facebook perda ogni mese milioni di Dollari in doppia cifra, forse alimentano più di una preoccupazione dalle parti di Mountain View, ipotesi avallata dal lancio di Google Buzz e da un tentativo di “recupero” proprio nell’ambito del social search, che si scontra però proprio con l’assoluta inaccessibilità della mole imponente di contenuti ospitati su Facebook.

Cominciano a mancare anche a voi i tempi in cui su Internet nessuno sapeva che eravate un cane?

3 Comments

3 Commenti »

  1. Utente: Luca Zappa @zaps

    io tifo spudoratamente per la G!

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  2. Utente: Giuseppe M.

    Bella la vignetta, la tumbleloggerò… Di chi è?

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  3. Utente: Luca Zappa @zaps

    l’autore http://sites.google.com/site/fraidisegni/home

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