Dietro Flipboard l’ombra di Orwell?

27
luglio
2010

Flipboard, il magazine su misura per ogni utente, è il nuovo protagonista del mondo dei social media. A fianco della componente generalista composta da una selezione da blog autorevoli e di contenuti ordinati per categorie, viene proposta un’ampia sezione personalizzata che, a cominciare dalla copertina, si aggiorna e offre contenuti all’utente in base a quelli che sono i suoi gusti, le discussioni a cui partecipa, le sue liste Twitter e Facebook e quanto di rilevante viene condiviso dai suoi contatti. Come già visto con YouTube Leanback, il modo nuovo di fruire internet si basa sulla estrema personalizzazione dei contenuti sempre più spesso predigeriti da algoritmi a monte e segmentati su misura per essere presentati all’utente come “prodotto finito” in un packaging accattivante; in questo caso con un lay-out da magazine patinato. Che ruolo avranno in questo scenario le fonti di informazione istituzionali?

Google lancia Leanback: il futuro di Internet è in salotto?

20
luglio
2010


Google ha lanciato qualche giorno fa  Leanback, passo deciso verso il progetto Google TV . Appena effettuato l’accesso al  servizio con il nostro account YouTube ci viene proposta una selezione in full screen ed HD di contenuti su misura per noi, cioè alimentati dalle nostre iscrizioni, da ciò che abbiamo visualizzato in passato oltre che dai video condivisi dai nostri amici su Facebook . I video vengono riprodotti senza interruzione e senza bisogno di un nostro  intervento “attivo”. Al momento l’accesso da televisore tradizionale è possibile solo per i possessori di Tv Philips o dal browser della PS3, ma il fatto che su Leanback il mouse non funzioni e ci si possa muovere solo attraverso i tasti cursore ed invio la dice lunga su quale sia il mercato di sbocco target: quello dei divani, delle TV di casa e dei telecomandi.


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Demand Scale Increase Return (DESIRE)2: le difficoltà di monetizzare il potenziale. Advertising: primo teatro della sfida di Facebook a Google.

1
febbraio
2010

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Tim O’Reilly, definisce il Web 2.0 come un mondo dove si fondono i ruoli di “produttore” e “fruitore”, che si basa sulla centralità dell’utente in termini di partecipazione attiva e creazione di contenuti e sulla continua trasformazione dei dati, dove software e web design sono centrati sulle esigenze dell’utente e che, di conseguenza, permette non solo di usare il web ma di “farlo”. In questi contesti la dinamica DESIRE (Demand Scale Increase Return) che unisce economie di scala lato offerta e lato domanda, analizzata nel post precedente, subisce un’accelerazione esponenziale. L’iscrizione ad un social network e la creazione di un profilo da parte di un utente è solo un primo passo che non porta di per se “valore”, l’utente diventa un asset quando apporta un’ attiva contribuzione al valore generato dal servizio; si parla, quando ciò succede, di dinamica DESIRE2.
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I modelli di business nel contesto Web 2.0. Le economie di scala lato domanda, la dinamica Demand Scale Increase Return (Desire)

18
dicembre
2009

I modelli di business Web 2.0 nascono da Network Effects Diretti, Indiretti e Cross Network. Sono Indiretti, quando la diffusione di un bene/servizio fa crescere in maniera direttamente proporzionale il mercato di complementors che ne aumentano il valore d’uso (es.sistemi operativi – programmi). Cross Network, quando la presenza su di uno specifico mercato di una categoria di attori crea valore per altre;  Nintendo, con il lancio della consolle Wii ha allargato la popolazione di gamers, facendo lievitare, oltre alle distorsioni articolari per improvvisati Federer da salotto (esponenzialmente), il valore del mercato videogiochi nel suo complesso (molto). Una piccola parte degli effetti diretti si verifica, quando il valore di un bene/servizio cresce al decrescere del numero dei suoi utenti. Il social network “A small world”  fonda il suo valore sull’esclusività e sul fatto che sia possibile entrarvi solo se invitati (Se state già pensando ad un modo per farvi ammettere, sappiate che la mailing list di questa settimana suggeriva una lista di regali di Natale tra i quali la settimana ai Caraibi era la proposta più economica, trattata alla stregua di una commodity. Riflettete se avete voglia di rischiare che una mail del genere arrivi nelle mani sbagliate quando sceglierete le prossime vacanze…). Avvertenze per aspiranti utenti a parte, questo modello è rischioso lato business perchè basato sulla “non crescita”.
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