The diaspora must go on
2011
[abbiamo ritardato l’uscita di questo post, in bozza da tempo, dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Ilya Zhitomirskiy uno dei fondatori del progetto diaspora ma apprendiamo anche con piacere che da qualche giorno è stata lanciata la versione alpha della piattaforma arricchita da una serie di novit : significativo l’accesso integrato via Facebook , la possibilità di seguire le discussioni attraverso hashtag e l’ integrazione con cubbies ].
Più di un anno fa veniva rilasciato, da quattro studenti universitari, in versione beta, un progetto open source che si presentava al pubblico come alternativa costruttiva e collaborativa a Facebook.
Al di sopra di ogni aspettativa il progetto ha conquistato la fiducia degli investitori al punto che dai 10mila dollari di finanziamenti iniziali ipotizzati per proseguire le attività ne vengono raccolti dieci volte tanto attraverso una campagna di micro finanziamento e tra i donors, a un certo punto, fa capolino persino Mark Zuckerberg.
I punti di forza del progetto si identificano immediatamente negli aspetti relativi alla privacy e le modalità di condivisione dei contenuti (dinamica in qualche modo “recepita” successivamente da G+ e Facebook stesso):
The basic premise behind Diaspora is that it will allow users to have social networking functionality similar to that offered by Facebook, but with far greater control over personal data.
According to a description on the project’s Web site, Diaspora will allow users to set up ‘seeds’ or personal servers, that they can use to store their personal data and share it directly with their friends instead of routing it through a centralized hub as with Facebook. “Friend another seed and the two of you can synchronize over a direct and secure connection instead of through a superfluous hub,” the site says. “Our real social lives do not have central managers, and our virtual lives do not need them.”
La gestione “decentralizzata” dei dati personali (salvati e salvabili su server indipendenti -pod) e “scaricabili” permettendo l’eliminazione di qualsiasi traccia è la killer application che potrebbe rilevarsi un fattore di sicuro interesse sia per l’utenza consumer che quella enterprise.
Dopo il primo rilascio, però, le critiche di superficialità, agli ideatori non si sono fatte attendere: “Sadly, the current opinion is that the code just isn’t up to scratch”.
Qualce mese dopo, i primi iscritti al network ricevono al proprio indirizzo email un accorato appello di supporto economico per la prosecuzione del progetto che genera non poche discussioni in rete dividendo sostenitori e dubbiosi.
Anche in questo caso la risposta del pubblico supera le aspettative ma Paypal, servizio di appoggio alla raccolta dei fondi, dopo poco meno di una settimana decide di bloccare la trasmissione dei fondi per poi, potere (parrebbe) delle proteste che emergono dalla rete, sbloccarli poco dopo ma troppo tardi per impedire il passaggio della raccolta a Stripe fornendo l’ispirazione anche a altri soggetti.
Per quanto riguarda la situazione italiana, facendo riferimento all’intervista apparsa qualche tempo fa su Punto Informatico ad alcuni italiani coinvolti direttamente nel progetto la comunità del nostro paese risulta particolarmente impegnata sia nelle attività di sviluppo che in quelle di traduzione e nella classifica delle più attive si posiziona al quarto posto.
Il cammino sembrerebbe, quindi, in realtà appena iniziato.
In nomination dal 1° dicembre ai Mashable Awards come best social network, scopriremo il livello di popolarità raggiunto dal progetto in un arco di tempo così limitato e non nascondiamo di riconoscere un’indubbia faccia tosta ai fanciulli della NY University.
Comments (0)Tags: diaspora, open+source, social+network
Categorie: Innovazione, Web Trends
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