The diaspora must go on

5
dicembre
2011

[abbiamo ritardato l’uscita di questo post, in bozza da tempo, dopo aver appreso la notizia della scomparsa di  Ilya Zhitomirskiy uno dei fondatori del progetto diaspora ma apprendiamo anche con piacere che da qualche giorno è stata lanciata la versione alpha della piattaforma  arricchita da una serie di novit : significativo l’accesso integrato via Facebook , la possibilità di seguire le discussioni attraverso hashtag e l’ integrazione con cubbies ].

 

 

Più di un anno fa veniva rilasciato, da quattro studenti universitari,  in versione beta, un progetto open source che si presentava al pubblico come alternativa  costruttiva e collaborativa a Facebook.

Al di sopra di ogni aspettativa il progetto ha conquistato la fiducia degli investitori al punto che dai 10mila dollari di finanziamenti iniziali ipotizzati per proseguire le attività  ne vengono raccolti dieci volte tanto attraverso una campagna di micro finanziamento e tra i donors, a un certo punto, fa capolino  persino Mark Zuckerberg.

I punti di forza del progetto si identificano immediatamente negli aspetti relativi alla privacy e le modalità di condivisione dei contenuti  (dinamica in qualche modo “recepita” successivamente da G+ e Facebook stesso):

The basic premise behind Diaspora is that it will allow users to have social networking functionality similar to that offered by Facebook, but with far greater control over personal data.

According to a description on the project’s Web site, Diaspora will allow users to set up ‘seeds’ or personal servers, that they can use to store their personal data and share it directly with their friends instead of routing it through a centralized hub as with Facebook. “Friend another seed and the two of you can synchronize over a direct and secure connection instead of through a superfluous hub,” the site says. “Our real social lives do not have central managers, and our virtual lives do not need them.”

(Facebook wannabe Diaspora hit on security issues)

La gestione “decentralizzata” dei dati personali  (salvati e salvabili su server indipendenti -pod) e “scaricabili” permettendo l’eliminazione di qualsiasi traccia è la killer application che potrebbe rilevarsi un fattore di sicuro interesse sia per l’utenza consumer che quella enterprise.

Dopo il primo rilascio, però,  le critiche di superficialità, agli ideatori non si sono fatte attendere: “Sadly, the current opinion is that the code just isn’t up to scratch”.

Qualce mese dopo, i primi iscritti al network ricevono al proprio indirizzo email un accorato appello di supporto economico per la prosecuzione del progetto che genera non poche discussioni in rete dividendo sostenitori e dubbiosi.

Anche in questo caso la risposta del pubblico supera le aspettative ma Paypal, servizio di appoggio alla raccolta dei fondi, dopo poco meno di una settimana decide di bloccare la trasmissione dei fondi  per poi,  potere (parrebbe)  delle proteste che emergono dalla rete, sbloccarli poco dopo ma troppo tardi per impedire il passaggio della raccolta a Stripe fornendo l’ispirazione anche a altri soggetti.

 

 

 

 

 

 

Per quanto riguarda la situazione italiana, facendo riferimento all’intervista apparsa qualche tempo fa su Punto Informatico ad alcuni italiani coinvolti direttamente nel progetto la comunità del nostro paese risulta particolarmente impegnata sia nelle attività di sviluppo che in quelle di traduzione e nella classifica delle più attive si posiziona al quarto posto.

Il cammino sembrerebbe, quindi, in realtà appena iniziato.

In nomination dal 1° dicembre ai Mashable Awards come best social network, scopriremo il livello di popolarità raggiunto dal progetto in un arco di tempo così limitato e non nascondiamo di riconoscere  un’indubbia faccia tosta ai fanciulli della NY University.

 

Viaggio (a puntate) tra Cinema e Social Media: Un binomio ormai indissolubile

25
novembre
2011

Approfittiamo della giornata inaugurale del Torino Film Festival per dedicare un po’ di spazio a qualche riflessione (solo a prima vista) più “leggera” sul rapporto tra Cinema e social media, non potendo non ignorare l’unione ormai inscindibile tra questi canali di comunicazione e la promozione del prodotto cinematografico.

 

Paranormal Activity, il primo vero caso.

Uno dei primi esempi di applicazione strutturata di dinamiche social riguarda il film Paranormal Activity che, realizzato con meno di 15000 dollari, ne incassò oltre 150 milioni grazie a un’attività di promozione molto esuberante sui canali social.

La Paramount fece largo uso di Facebook per promuovere il film creando una partnership con la piattaforma Eventful  per abilitare gli utenti alla possibilità di richiedere una proiezione del film nella propria zona. Il risultato si tradusse in circa un milione di richieste che portarono alla distribuzione del film a livello mondiale.

 

Go social!

Altri esempi non tardano ad arrivare: affiancando all’utilizzo delle principali piattaforme social le più diffuse tecniche di viral marketing, per l’ultimo film di Christopher Nolan, Inception (2010), la Warner Bros ha realizzato una campagna con servizi location based, per Toy Story 3 (2010), la Pixar e Disney hanno realizzato un’ intera campagna di promozione ispirata ai giocattoli in stile vintage nella quale riproporre i vecchi personaggi e presentarne di nuovi.

Uno degli ultimi più convincenti esempi riguarda forse il film Tron: Legacy (2010) per il quale la Disney ha iniziato la sua campagna virale con un video demo presentato in anteprima nel luglio del 2009 alla Comic Convention di San Diego in presenza dei fan del film originale Tron (1982), continuando, poi, con altri servizi fino all’uscita del film nel dicembre 2010 e realizzando così una campagna promozionale della durata di circa 16 mesi.

 

In un passato non proprio lontanissimo l’unico modo per vedere i trailer dei film in uscita erano le anteprime viste in tv o al cinema stesso. Ora i distributori trovano in Twitter, Facebook e Youtube degli ottimi alleati per promuovere in anteprima e globalmente i propri prodotti amplificando l’attività di siti tematici, blog e press release tradizionali.

Nell’era in cui Facebook diventa la piattaforma di social networking più diffusa sul pianeta, le major hanno più l’opportunità di creare delle vere e proprie applicazioni nel contesto di Facebook. La Sony, ad esempio, ha creato una propria applicazione per l’acquisto dei biglietti con il vantaggio di poter invitare i propri amici ed organizzare la proiezione in modo semplice ed intuitivo.

 

 

Un esempio significativo ci può essere, infine, fornito dal recente caso  de L’alba del pianeta delle scimmie (Rise of the planet of the apes, 2011), prequel del non proprio fortunato  Planet of the Apes – (Il Pianeta delle Scimmie) di Tim Burton (2001), a sua volta remake dell’originale del 1968.

La 20th Century Fox ha creduto molto nel progetto gestendo il lancio del film utilizzando in modo massivo i social media:  creazione di una fan page su Facebook e di un account su Twitter, rilascio di un’applicazione mobile per iPhone e, infine, l’apertura del canale su Youtube che, nel giro di pochi mesi diventa una delle prime 30 pagine più visitate della piattaforma.

Una volta nelle sale il film riceve mediocri recensioni critiche, ma rimane in testa alla clasisfica degli incassi per diversi weekend.

Quanto avrà influito la campagna social nel trasformare un flop annunciato in uin discreto successo di botteghino?

 

 

[tra qualche giorno ritorneremo sul tema con un secondo post, dove ci occuperemo dei social media a carrattere cinematografico e della realtà italiana, stay tuned! ]

 

 

 

#istrategy conference – le giornate di Amsterdam

7
novembre
2011

Il 25 e il 26 Ottobre eravamo tra i partecipanti della iStrategy Conference di Amsterdam: grazie a una serie di ospiti prestigiosi, tavole rotonde, laboratori interattivi e  networking, la conferenza di due giorni rappresenta un’occasione di confronto molto importante per chi si occupa di Social Media e Marketing  con un particolare focus sui nuovi mezzi di comunicazione.

Tra  relatori d’eccezione (Jimmy Wales , Randy Zuckerberg ) e rappresentati di aziende che hanno condiviso con i partecipanti il loro approccio ai Social Media, siamo stati particolaremente attenti alla condivisione di possibilità e opportunità, in molti casi già colte ampiamente, di monetizzazione (Facebook, Spotify, Saatchi&Saatchi, Heineken, Philips, Pfizer, Axa, Orange, Rovio).

Abbiamo deciso di raccontarvi attraverso uno storify  uan selezione degli insight e degligli spunti di riflessione che ci sono sembrati più significativi ed interessanti. Buona lettura!

 

IBC 2011: where digital meets social

14
ottobre
2011

L’edizione annuale dell’IBC, evento tra i più noti per chi si occupa di media digitali, si è chiusa qualche settimana fa, ad Amsterdam, registrando un’affluenza in costante crescita non solo tra gli addetti ai lavori ma tra chi, più in generale, si occupa di creazione, gestione e promozione di contenuti multimediali.

Da molti anni ormai si tratta di un appuntamento fisso anche per Reply che, attraverso Discovery, società del gruppo specializzata nella creazione di soluzioni MAM (Multimedia Assets Management) ha partecipato alle giornate olandesi promuovendo i propri servizi e condividendo best practices con Broadcaster, Operatori Telco e Media Companies.

Proprio nel corso di questa ultima edizione siamo stati aggiornati quotidianamente da Enrico del Greco (esperto in Discovery per quanto riguarda lo sviluppo di applicazioni relative al MAM e conosciuto online come l’onnipresente geko e Marco Antognozziinternal communication specialist, referente del TamTamy Reply Social Network, che si sono concentrati nell’osservare con particolare attenzione l’evoluzione dei rapporti tra broadcaster e social media.

Non ce li siamo lasciati scappare, al loro rientro, per raccogliere qualche impressione ed è proprio Enrico a farci un riassunto di quanto accaduto in queste giornate riflettendo su alcuni aspetti:

“L’impressione che ho avuto è che ancora oggi i broadcaster siano molto ritrosi a un’apertura nei confronti degli strumenti offerti dall’internet sociale. La qualità dei contenuti è potenzialmente molto alta ma la tendenza alla gratuità della condivisione sul web determina la costruzione di barriere di protezione ancora limitanti. Parallelamente i soggetti che operano ormai interamente online percepiscono come obsolete le produzioni di provenienza tradizionale carenti di interattività e intaccate, spesso, da un “invecchiamento” veloce.

Insomma, dopo quasi dieci anni dalla sua concezione la web tv non ha ancora avuto la diffusione ipotizzata e le società di produzione televisiva non hanno ancora generato delle strategie di gestione dell’interazione con gli utenti.

Quello che, invece, ha catturato positivamente la mia attenzione è stata sicuramente la potenzialità di utilizzo di device mobili (i tablet in particolare, e l’iPad tra tutti): la tendenza è quella di renderli sempre di più un’estensione “naturale” del monitor televisivo o trasformarli in “telecomandi” in grado di permettere l’accesso a funzionalità aggiuntive o per interagire direttamente con il contenuto. Semplificando: la tv è lo strumento per la fruizione dei contenutii;  l’iPad il mezzo per pubblicare commenti sul social network o raggiungere informazioni supplementari”.

 

Chiediamo invece a Marco di raccontarci  attraverso quali dinamiche si stanno modificando i rapporti tra produttori di contenuti e nuovi canali di distribuzione dei social media.

Da quando sul web si è raggiunta la maturità tecnologica per gestire la trasmissione di contribuiti audio e video in streaming e on-demand il mondo del broadcasting si è “scontrato” con la gestione di un ulteriore canale distributivo che a differenza dei precendenti (TV, Cinema, DVD, etc) è molto poco controllabile perché meno verticale e completamente digitale.

La fruizione dei contenuti video via internet è cresciuta  velocemente incidendo in modo significativo sulle attività dei mercati di distribuzione secondaria (un esempio per tutti: Blockbuster) e  la diffusione dei social network ha determinato successivamente la possibilità di profilare in modo sempre più definito l’utenza del canale online, incrementando le possibilità di proposte potenzialmente sempre più mirate. 

Uno degli incontri che ha registrato la maggiore affluenza di partecipanti è stato quello dedicato a Johanna Shields, responsabile EMEA di Facebook. Cosa è emerso?

Johanna Shields, nel suo speech dedicato ai social media ha offerto un’opportunità al mondo del broadcasting.
Facebook con i suoi  750 milioni di utenti profilati si offre come canale distributivo per i contenuti provenienti dai media tradizionali. E’ stato proposto anche il modello di business da seguire: condividere i guadagni in funzione dell’audience. Più è altto il numero di persone che fruisce di un canale o di contenuto , maggiori saranno i guadagni sia per  Facebook che per i braodcaster. Proprio per questi ultimi si tratterebbe dell’accettazione di un
compromesso poiché nei canali tradizionali  produttori e distributori controllano le barriere all’ingresso di nuovi attori; in Rete questo controllo non è più così monopolizzabile.

Non so se ci siano già delle risposte, ma credo che questo tipo di dinamica potrebbe produrre degli aspetti interessanti a  vantaggio  del consumatore.