Uno per tutti, tutti per Jatta

19
luglio
2011

Prendete quattro tra gli utenti più attivi all’interno di un social network aziendale, sparpagliati tra Roma, Düsseldorf e Växjö (Svezia); lanciate la proposta per lo sviluppo di un’applicazione mobile della stessa piattaforma e vedrete che cosa saranno in grado di scatenare.

Chiaramente, considerato che smanettoni si nasce, l’applicazione è stata progettata per essere compatibile con il sistema operativo Android.

Abbiamo provato a raccogliere tutto il gruppo di progettazione qualche sera fa in un hangout per farci raccontare in diretta in che modo  si sono sviluppate le idee ma, soprattutto,  il processo collaborativo che si è dimostrato (e qui è proprio il caso di dirlo) realmente transnazionale.

Chiediamo a Luigi Altieri, promotore dell’iniziativa, la genesi del nome con cui è stata battezzata l’applicazione:

Non nascondo che la scelta del nome è stata molto travagliata.

Jatta è nata in una fredda notte di fine gennaio, mentre mi trovavo sconsolato di fronte all’apertura del form di creazione di progetto che reclamava un nome. 

L’ispirazione è nata prendendo spunto dalla frase iniziale che accoglie qualsiasi utente al momento dell’apertura di un blog sulla piattaforma WordPress… e così abbiamo mutuato l’espressione ormai celebre in Rete trasformandola in Just Another TamTamy Application.

Di fatto, non appena Al ha comunicato sul suo blog personale (IL DOPOLAVORO, celebre tra noi TamTammers) di aver iniziato a lavorare a una applicazione Android per TamTamy, i volontari si sono immediatamente manifestati per contribuire, nei propri ritagli di tempo, allo sviluppo dell’idea.

Una volta creato il team, pronto e scalpitante, come si sono strutturate le attività, tenendo in considerazione  anche la distanza fisica tra i vari membri del gruppo?

Risponde Omar Adobati (universalmente conosciuto in Rete come @0m4r che pur rimanendo un Apple fan boy non ha resistito a non  buttarsi a capofitto nella nuova attività di progettazione:

Avevamo creato il team  e le buone idee non mancavano, era arrivato il momento di aprire il repository per lo sviluppo del codice. Ci siamo diretti su Google Code dove abbiamo creato la prima versione del codice (stranamente nominata come r2… )

Da questo momento in poi la suddivisione del lavoro si è trasferita nella passione dei singoli membri del gruppo che hanno letteralmente “ripescato” una prima implementazione delle API TamTamy con cui mi ero “divertito” qualche tempo fa, nelle lunghe notti tedesche, creando una libreria in Java da cui hanno preso avvio anche altri progetti paralleli (es: la chat di TamTamy).

Abbiamo rielaborato il codice adattandolo per l’ambiente mobile.

 Così da un da un trunk, è nato un branch,  :) e subito dopo abbiamo iniziamo a dedicarci agli aspetti relativi all’Interfaccia Utente e alla User Experience.

Il 17 febbraio scorso abbiamo pubblicato  la prima release e le prime patch, seguite immediatamente, il giorno successivo, da una nuova versione dell’applicazione. 

Cercando di addentrarci nel “cuore” del progetto chiediamo a Mirko Sciachero (@sciack) di raccontarci qualcosa di più sulle funzionalità già attive:

Jatta è un client Android per TamTamy e, al momento, nella release 0.1 supporta le principali funzionalità del social network , sia nella sua declinazione interna utilizzata presso Reply che nella sua  versione pubblica  testabile su Tamtamy.com.

 

Una volta scaricata Jatta sul proprio smartphone è possibile:

1. Condividere messaggi, link, Q&A,e  Immagini direttamente dalla propria fotocamera.

2. Navigare e visualizzare di tutti i contenuti presenti sulla piattaforma con la possibilità di ordinarli per rilevanza, data inserimento, etc.

3. Inserire il proprio commento ai contenuti (ad esclusione, al momento dei blog post)

4. Ricercare dei contenut attraverso tag

5. Visualizzare tutte le informazioni relative al profilo utente.

6. Utilizzare una modalità di navigazione protetta o HTTP standard nelle comunicazioni

8. Configurare differenti network di appartenenza

9. Ricevere le notifiche degli update

 

Chiaramente siamo solo agli inizi e non ci manca la voglia di ispirarci liberamente ai client per social network più diffusi come Twitter, Facebook e non ultimo il neonato Google+  

 

Considerata la disponibilità di Mirko ci dilunghiamo con lui per una riflessione più ampia sulla “filosofia”  della programmazione per Android:

Per scrivere applicazioni per Android si utilizza il linguaggio Java,opportunamente esteso per supportare il sistema operativo, mentre l’ambiente di sviluppo è quello classico del linguaggio di programmazione (Eclipse come IDE con l’integrazione dell’opportuna SDK Android).

E’ possibile scegliere molto liberamente  il proprio sistema operativo “preferito” io, ad esempio sviluppo su Linux 64 bit, @zaps e @0m4r su Mac e glia ltri ragazzi  del team in ambiente Windows.

Questa è gran parte del valore aggiunto della scelta di Android che si è rivolto all’ampia community di sviluppatori consentendo la conservazione delle differenti “abitudini” di programmazione.

Rispetto a altre realtà, è tangibile la differenza che si rileva nella facilità di redistribuzione del codice oltre all’incentivo “naturale”  verso attività collaborative.

Le difficoltà si incontrano, invece,  nel momento in cui ci si inizia a confrontare, in fase di sviluppo e non solo, con i limiti  relativi a  terminali con potenza, risoluzione, dimensione e densità differenti, considerata la frammentazione delle varie tipologie di dispositivi che utilizzano questa tecnologia.

Occorre infine tener presente che a discapito della fama di sistema operativo per “smanettoni” Android è invece un sistema che definirei per “curiosi” e che, addirittura, semplifica attività all’apparenza complicate sia per gli sviluppatori (es: l’integrazione della fotocamera o la configurazione dell’applicazione) che per gli utenti(es: aggiornamento automatico delle applicazioni reperibili su Market, l’integrazione nativa con Exchange e con tutti i servizi offerti da Google). 

 

Jatta è un progetto attualmente working in progress, se volete avere un’idea sullo stato del’applicazione potete scaricarla da qui .

Progettare il software per fare emergere la community

13
luglio
2011

 

 

 

 

 

 

 

Qui in TamTamy lavoriamo spesso per costruire community a supporto di eventi.

Si tratta nella maggior parte dei casi di instant community che consentono al pubblico di partecipare via web e che contribuiscono a dare maggiore risonanza all’evento stesso.

Spesso la partecipazione a un incontro, a un avvenimento o a una manifestazione, proprio perché raduna diverse persone intorno a temi d’interesse comune, può innescare la nascita di nuove community.

Come progettisti di software sociale ci siamo interrogati su come favorire queste dinamiche attraverso degli strumenti in grado di facilitare la manifestazione e il consolidamento della community “latente” in queste situazioni.

La nostra risposta si è concretizzata in una nuova funzionalità di TamTamy, che abbiamo chiamato Live Board: una bacheca in grado di accogliere i messaggi dei partecipanti per riproporli in un flusso in tempo reale che può essere trasmesso sul web o su video.

In realtà è ancora qualcosa di più.

 

L’abbiamo progettata tenendo a mente tre principi fondamentali:

1. Mantenere le cose semplici 

Mantenere le cose semplici è tutt’altro che semplice. Nella progettazione del software cercare di supportare tutti i casi possibili introduce una grande complessità. Durante una diretta online il flusso audio/video deve rimanere al centro dell’attenzione dell’utente. Ogni ulteriore elemento all’interno dell’interfaccia sottrae visibilità relativa e contribuisce a disperdere l’attenzione.

Abbiamo progettato l’interfaccia utente della Live Board perché rimanesse minimale e immediata nell’utilizzo: una casella di testo per contribuire via web, una casella email o un numero di telefono a cui scrivere. I messaggi sono raccolti e associati automaticamente alle identità degli utenti. Gli aggiornamenti alla conversazione sono automatici e vengono caricati in tempo reale, in modo che l’utente online e il pubblico partecipante all’evento abbiano la possibilità di leggere le novità solo quando sono presenti, evitando di ricaricare la pagina e di interrompere la diretta video.

2. Raccogliere le conversazioni ovunque

La tecnologia, se è semplice, ci aiuta a ridurre la naturale riluttanza delle persone a intervenire (ci rende meno timidi). Occorre  però progettare strumenti che rendano il contributo un gesto immediato, poiché l’utente non si senta scoraggiato nel lasso di tempo che divide l’intenzione a contribuire dal momento del suo esercizio.

E’ importante capire quali sono i canali preferiti dal nostro pubblico, realizzando dei connettori  per permettere agli utenti partecipare alla conversazione attraverso il canale che è loro più congeniale.

La Live Board è uno strumento pensato per costruire una conversazione  unica partendo da messaggi provenienti da diversi canali: SMS, email, web (ma l’abbiamo progettata perché sia possibile aggiungerne altri).

3. Categorizzare le conversazioni per il follow-up

Mentre gli utenti che seguono la diretta vedono un flusso di messaggi, l’applicazione aiuta a categorizzare, coerentemente con l’agenda, i messaggi all’interno dei singoli interventi. Questo consente, ad evento concluso, di passare al follow-up mantenendo la forma originale della conversazione: il materiale e il video di presentazione, disponibili on-demand e la discussione che hanno generato.

Molto spesso la community esiste già, bisogna soltanto trovare gli strumenti giusti per farla emergere.

Siete stati invitati al matrimonio dell’anno?

6
luglio
2011

Non aggiungiamo molto ai rumors che stanno circolando nelle ultime ore, ma ci tenevamo anche noi a fare capolino tra gli invitati di uno dei matrimoni più attesi dell’anno.

A partire da oggi, all’interno della piattaforma di social networking più celebre del mondo sarà possibile usufruire anche di un servizio di video-chat grazie all’integrazione di Skype: la fortunata creatura di Zennstrom & Friis che, unendo in modalità funzionale e immediata servizi di messaggistica e Voip, ha contribuito significativamente alla modificare le abitudini e le dinamiche della comunicazione in real time .

Sulla base delle stime dei rispettivi bacini d’utenza l’unione tra i due soggetti permetterà a circa 900 milioni di beneficiari di usufruire della nuova applicazione (che dalle prime indiscrezioni parrebbe essere stata sviluppata come componente desktop di Skype  in grado di integrare direttamente le pagine dei singoli profili)

Non facciamo mistero sul fatto che  il nostro pensiero (come quello di tutti gli informati sui fatti, del resto) si è rivolto  immediatamente alla killer application (Hangouts) presentata da Google all’interno del suo social network nuovo di zecca che ha aperto i cancelli la scorsa settimana nella sua versione beta.

Che sia davvero la prima volta, dopo anni,  che il signor Zuckerberg  si senta un po’ infastidito? Non ci lanciamo in previsioni avventate ma sembrerebbe proprio che, per sicurezza, siano già partite le prime contromisure.

Insomma, ci si vede tra qualche ora a Palo Alto (in serata, per noi europei) in attesa di partecipare alla “celebrazione”.

Oltre all’abito scuro, saranno gradite le ormai celebri ciabattine di plastica ;)

 

 

 

Ruby #toptuesday (il timido utilizzo di Scoville)

29
giugno
2011

(passateci il prevedibile gioco di parole ma, complice il clima estivo, non siamo riusciti a trattenerci…)

Il nome deriva dalla scala di misurazione del grado di piccantezza dei peperoncini ma, dal lancio della sua beta (lo scorso marzo), accessibile esclusivamente su invito e rivolta ai Foursquare Superusers (quelli che hanno collezionato più di 500 check-in), di piccanti sembrerebbero esserci solo le critiche.

Parliamo di Scoville la “micro social media application” integrata a Foursquare (utilizza le sue API)  che al momento non sembra godere di tutti i consensi della cugina più fortunata.

Attraverso la raccolta dei check-in effettuati nell’arco di una settimana dagli iscritti, ogni lunedì sera (orario italiano) attraverso un capillare meccanismo di mailing (#toptuesday)  l’applicazione invita l’utente a segnalare il posto migliore tra quelli visitati nei sette giorni e a lasciare un tip, una recensione o un commento a eventuale integrazione di quelli già condivisi sulla piattaforma di  Foursquare.

Only awesome places had to be shared. And that’s how every Tuesday we’d get a list of awesome places from our friends and plan to visit some of them in the coming days or over the week-end.

dalla pagina delle  FAQ

Sulla base del numero di luoghi segnalati gli iscritti contribuiranno all’  “unlock” della propria città che si evolverà in differenti stadi (da village a town, per esempio) incrementando il numero di nuove feature attivabili all’interno dell’applicazione e permettendo di organizzare  i propri check-in liste tematiche (Likebox) successivamente raccolte dal sistema  nei Best of th Box (una per tutte: i migliori pub di Londra).

Come si anticipava qualche riga fa, le critiche non sono mancate:

 

e osservando le impressioni raccolte in  Rete , in molto casi si lamenta la poca chiarezza delle “regole” del gioco dal punto di vista comunicativo e l’invasiva attività di mailing immediatamente percepita dalla maggior parte degli invitati come spam.

La condivisione a un pubblico di nicchia e la “coattività” della raccolta delle recensioni non sembrano aver aiutato la sua diffusione (a fine aprile registrava circa 50.000 utenti).

Restiamo, quindi, in attesa di un’eventuale evoluzione o della sua definitiva dipartita nel cimitero delle applicazioni dimenticate, non nascondendo che, a nostro avviso, un uso congiunto di Twitter e Foursquare può risultare efficace, proprio dal punto di vista dell’ utente, per scoprire luoghi  e offerte mentre la necessità crescente di poter organizare in modo razionale un “archivio” dei posti visitati e delle proprie recensioni non dovrebbe essere sottovalutata.